VENDERE ONLINE SENZA VENDERE ONLINE
novembre 2003, Davide Casaleggio
* (pubblicato
su Italia Oggi il 1-11-03)
Il
settore manifatturiero è tra i settori che investono meno in tecnologia. Questa
affermazione è confermata da uno studio sulle aziende statunitensi dal quale
risulta, secondo Forrester Research (Best practices for B2B sales), che queste
spendono la metà di quello che la media dei settori spende per l’e-business e
l’IT aziendale. Un dato provato anche dal fatto che solo un’azienda
manifatturiera ogni quattro ha un progetto attivo per un sistema di CRM, circa
il 20% in meno rispetto alla media. In breve, il settore manifatturiero è un
settore che non ama il rischio: solo il 17% si è dichiarato favorevole a
prendere dei rischi tecnologici.
Gli ambiti di
applicazione per l’e-business manifatturiero sono tuttavia diversi ed alcune
aziende italiane li stanno già scoprendo. E’ possibile fornire servizi e
informazioni utili online per acquisire nuovi clienti; dotare i venditori di
strumenti come i palmari per integrarsi con il sistema centrale descrivendo al
meglio i clienti e ordinando e configurando direttamente i prodotti; offrire
servizi a valore aggiunto per abbattere i costi di gestione e favorire
l’integrazione dei diversi sistemi informativi; ottimizzare il rapporto con i
clienti per ridurre i costi di relazione e nel contempo aumentare il cross e
up-selling; o, infine, ridurre i costi di acquisto mettendo in concorrenza
diretta i fornitori per minimizzando i costi di transazione. Per capire come
queste strategie sono state intervistate alcune delle aziende elette a case
study sul sito di Assinform.
Cercare il cliente online
Un
primo passo sul quale la maggior parte delle aziende punta consiste
nell’utilizzare Internet per descrivere la propria azienda, il tipo di business
della società ed i prodotti che rende disponibile sul mercato. Alcune aziende
vanno oltre la semplice vetrina online, infatti, monitorando i dati che derivano
dalla navigazione sul sito è possibile ottimizzare il processo di vendita
fornendo dati per caratterizzare meglio i prospect ai venditori. Questa è la
strategia adottata da Enzo Grasseni, responsabile sistemi informativi di Colombo
Filippetti (produttore di camme), il quale afferma di poter “valutare quali
prodotti guardano i clienti e contattarli di conseguenza: la sezione marketing
elabora i dati che passa ai commerciali indicando interessi e momenti ideali di
contatto per i diversi clienti. Il metodo è ancora in fase di ottimizzazione, ma
già 3-4% del business arriva da questo canale. Anche l’investimento è stato
contenuto visto che il servizio online è stato realizzato per 15.000 euro da
un’azienda del gruppo.”
I commerciali sempre
connessi
I
commerciali all’azienda rimangono comunque centrali nella strategia aziendale
del manifatturiero e l’integrazione della rete di vendita interna all’azienda è
uno dei punti sui quali tutte le società sembrano voler investire. I commerciali
sono, infatti, i depositari della conoscenza diretta del cliente. Riuscire a
mettere a fattore comune questa conoscenza è uno degli obiettivi delle aziende
manifatturiere (e non solo di queste). Alcune società si erano già spinte in
questa direzione anche prima dell’esistenza del Web, come nel caso di Colombo
Filippetti il quale dichiara di aver ”potenziato la raccolta di
informazioni sui contatti e clienti obbligando la catena commerciale ad
utilizzare un DB centrale, in uso ormai da 10 anni, per fornire le informazioni
sui clienti”, dichiara infatti
Grasseni.
Risulta però
indispensabile che i venditori utilizzino un database centrale come strumento di
lavoro e che questo non sia vissuto come semplice obbligo di inserimento dati
come ci conferma Giovanni Colombo, responsabile sistemi informativi di
Valli&Valli (accessori per arredamento), che afferma:
“Nonostante sia disponibile un sistema per la sottomissione
dell’ordine online, gli agenti della rete di vendita – ognuno con 50-100 clienti
– continuano a sottometterli di persona. Questo accade forse per il fatto che
l’ordine online è ancora differito di 24 ore. Da luglio scorso la connessione veloce e
la gestione diretta dei server hanno permesso il real time. La distribuzione dei
palmari a tutti i commerciali permetterà di emettere l’ordine e ricevere la
conferma direttamente dal cliente. Il sistema darà la possibilità, quindi, di
inserire l’ordine prima di altri e di avere precedenza sulla
produzione”.
L’innovazione tecnologica che rivoluzionerà il modo
di relazionarsi tra azienda e commerciali prevista dalla maggior parte delle
società sembra quindi consistere nel dotare tutta la forza vendita di palmari,
permettendo ai commerciali di reperire o annotare informazioni sui clienti, di
verificare la disponibilità dei prodotti, di configurarli e ordinarli. Una
tendenza confermata anche da Mario De Duro, technology competence center di
Italcementi, il quale anticipa che “per la nostra rete vendita
stiamo progettando un sistema di relazione ed integrazione con l’azienda
attraverso i palmari”.
Integrare il rivenditore
Nella
catena di vendita manifatturiera tradizionale spesso si ha, oltre ai commerciali
interni, anche una rete di aziende con il ruolo di reseller. Queste reti di
rivenditori sono spesso plurimandatarie e in ogni momento, quindi, possono
scegliere di ordinare dal produttore dal quale ricevono maggiori vantaggi.
Abbattere i costi di gestione di questo rapporto e migliorare il servizio sono
quindi fattori critici di successo in questo ambito. L’utilizzo della Rete può
essere introdotta per configurare e ordinare i prodotti direttamente online,
verificare gli ordini già eseguiti ed avere quindi date certe sui tempi di
consegna. In questa direzione sembra essere orientata anche la Colombo
Filippetti, Grasseni chiara infatti che “a breve sarà disponibile sul nostro
sito un servizio di configurazione di un paio di famiglie di prodotti per i
quali sarà garantita la consegna entro due settimane a tutte e 15 società nel
mondo che rivestono il ruolo di rivenditori. Lo sviluppo di questo servizio
richiederà circa 70.000 euro per forniture esterne e circa 10.000 euro in costi
di personale. Il ritorno ipotizzato
nel piano di progetto è un incremento delle vendite del 20% per i prodotti
configurabili online, facendo sì che il ritorno d’investimento avvenga nel giro
di 2/3 anni in funzione dell’andamento del mercato in generale. I
rivenditori, che sono plurimandatari, preferiranno, infatti, rivendere beni che
possono configurare in qualunque momento e ricevere in tempi certi.”
Curare il cliente
Se
l’integrazione della forza vendita interna ed esterna sono fattori importanti,
ciò che è essenziale è la relazione con il cliente finale dopo l’acquisto.
Vendere a clienti già acquisiti, secondo le numerose ricerche fatte in questo
campo, costa infatti circa sette volte meno che acquisirne di nuovi. Dal punto
di vista tecnologico questo non sempre significa innovare. I clienti che si
relazionano attraverso sistemi EDI dedicati, infatti, non sono quasi mai
incentivati a cambiare per il più avanzato sistema online: farebbe cadere le
barriere all’uscita presenti dato che sarebbe più facile cambiare
fornitore.
I clienti che
invece parlano con l’azienda attraverso il telefono possono beneficiare di un
servizio migliore online (senza attese e con dati precisi e aggiornati in tempo
reale), e d’altra parte l’azienda può risparmiare fino a €12 a
telefonata. Come conferma un’azienda statunitense intervistata all’interno di
uno studio sul manifatturiero Forrester Research che sostiene “stiamo veramente cercando di spostare i
nostri clienti non-EDI verso la Rete. Dobbiamo migliorare la nostra
profittabilità ed i costi degli ordini telefonici variano dagli 11 ai 13
dollari, mentre su Internet ci costa solo 1
dollaro”.
Ma il risparmio di costi è solo uno degli aspetti degli
investimenti IT per la relazione con il cliente. Il servizio a valore aggiunto
per il cliente sembra essere la vera chiave di lettura dei risultati ottenuti
dal settore manifatturiero online. Un dato che trova conferma anche nelle parole
di un produttore di componenti di computer statunitensi, intervistato da
Forrester Research, che conferma “maggiore è il numero di relazioni che si
hanno con i propri clienti, più difficile è per loro lasciarci. Vogliamo avere
talmente tanti servizi a valore aggiunto che i nostri clienti non desidereranno
cambiare fornitore”.
Gli intervistati hanno risposto che per ora vogliono utilizzare la
Rete per migliorare le relazioni e diminuire i costi. Ben il 38% non pensava che
la Rete avrebbe generato maggiori ricavi nell’anno. La stessa visione di
investire in tecnologia per migliorare la relazione ed il livello di servizio
erogato si ha dalle aziende italiane intervistate. Roberto
Brivio, direttore generale di Iml motori, dichiara infatti che da quando “i
clienti e gli agenti possono verificare la situazione degli articoli, lo stato
degli ordini e il dettaglio delle bolle di spedizione e gestire gli ordini
direttamente in rete […] un terzo del fatturato del service deriva oggi dal
portale". I servizi online al cliente non si fermano solo alla visualizzazione
dei processi in corso, ma possono essere anche di interazione come ci conferma
Mario De Duro di Italcementi: “uno dei servizi che forniamo online è diventato
realmente critico all’interno del processo di vendita: il servizio di
prenotazione. Con il ‘contact center’ è infatti possibile prenotare il giorno e
l’ora in cui si viene a caricare il prodotto. Questo servizio non solo ha
riscosso un grande successo tra i clienti che ora possono caricare i beni senza
inutili perdite di tempo; ma anche le stesse cementerie ora possono avere le
stime di cemento che uscirà ogni giorno. Fermare il contact center oggi vorrebbe
probabilmente dire mandare in tilt le cementerie.” Dall’interazione online non
solo beneficia il cliente, ma anche l’azienda stessa che può utilizzare le
analisi derivanti per ottimizzare la produzione.
Preparare il cliente
Nonostante
gli investimenti in alcuni casi siano effettivamente realizzati dalle aziende
manifatturiere, dalla parte dei clienti questi richiedono tempo per essere
apprezzati. Uno dei fattori che infatti frenano l’adozione di soluzioni per la
vendita online sono i clienti stessi. La mancanza di cultura ed il rischio del
cambiamento fa sì che molte aziende preferiscano comunque adottare i sistemi
tradizionali per acquistare beni. Inoltre il rapporto personale rimane
essenziale per le vendite di alto importo come conferma Mario De Duro di
Italcementi “il target di clientela è la grande distribuzione che fattura dai 2
milioni di euro in su, per questo motivo è stato esclusa la possibilità di
vendere online” o anche Vittorio Orsenigo di Anors “lavorando su commessa, le
trattative durano da 1 a 5 mesi: la vendita online non è stata quindi presa in
considerazione.” Queste motivazioni impediscono (o comunque rallentano
fortemente) la vendita online a grandi aziende se queste ultime non hanno un
loro un sistema di acquisti online. Fattore frenante anche per vendite di
importo più modesto rimane la “mancanza di cultura e volontà di interagire
online” secondo Colombo di Valli&Valli che vende accessori per arredamento
alle ferramente ed è quindi “necessaria un’opera di sensibilizzazione e di
educazione al mezzo” secondo Orsenigo di Anors il quale cita anche un esempio di
un loro “grande cliente giapponese che ha un cantiere in Libia che segue
dall’Italia e, nonostante il sistema permetta a tutti gli attori di lavorare sul
sistema in modo continuo 24 ore su 24, gli accessi ad internet sono riservati
solo ai quadri, inoltre le persone operative spesso non hanno le password di
accesso.”
Per
andare incontro a questi dati di fatto è quindi necessario adottare le
innovazioni in modo graduale iniziando da quelle che impattano maggiormente
sulla qualità del servizio. Questo è stato il percorso scelto da Roberto Brivio,
direttore generale di IML Motori, che dopo aver reso disponibile l’acquisto
online per i propri rivenditori già 4 anni fa’ è riuscita ad avere 26
rivenditori su 28 che oggi utilizzano il sistema. All’inizio “il salto culturale
dal colloquio informale al telefono a quello impersonale ed automatizzato del
sistema online non è stato accettato molto bene” dichiara Brivio, ma iniziando
ad incentivare l’utilizzo del mezzo “con piccoli sconti e con precedenze sugli
ordini telefonici” e poi iniziando a “chiudere per qualche ora al giorno il
servizio al telefono” si sono raggiunti i primi risultati. Il vero scoglio però
non era solo il cliente, ma anche il personale interno con timori per
l’outplacement: “una volta istituiti degli incentivi e prospettive di carriera
per i dipendenti che rispondevano al telefono, il servizio online è partito e
già a fine 2000 oltre il 50% degli ordini di
ricambi”.
Acquistare online
Il
fronte degli acquisti è speculare a quello della vendita. Secondo un’indagine svolta da
ICE emerge, infatti, che il 26% delle aziende edili italiane contattate ha già
effettuato acquisti on-line, mentre il restante 74% non ha mai fatto
e-procurement. Inoltre la maggior parte delle aziende ritiene improbabile di
praticare l’e-procurement in futuro, e soltanto una percentuale esigua si sta
attrezzando in tal senso.
Sul fronte degli acquisti vi sono diversi esempi di utilizzo della
Rete per risparmiare sui costi della transazione, trattare prezzi più
vantaggiosi o ricevere servizi migliori. Sul sito di Edilportale, sito dedicato
al settore edile, si legge infatti di “risparmi del 20% in termini di costi
d'acquisto, del 70% sui costi di gestione e di processo aziendale, di oltre il
400% sui tempi di esecuzione del ciclo di approvvigionamento. Alcuni grandi
attori hanno già colto questa opportunità, come ad esempio Italcementi che, per
tutti i propri acquisti di beni indiretti (cancelleria e minuteria) e le aste,
utilizza già il portale del gruppo BravoSolution nato nel
2001.
Nonostante
i risultati siano molto positivi, l’acquisto online rimane nell’ambito della
sperimentazione; questo forse è causato da una mancanza d’offerta determinata a
sua volta da una insufficienza di domanda oltre al solito fattore culturale come
conferma Colombo di Valli&Valli: “i fornitori sono terzisti
della Brianza e gli artigiani sono ancora più arretrati dei
clienti.”
Punti
chiave
Nel settore
manifatturiero italiano difficilmente si arriverà a posizionare l’intero
processo di vendita online. Gli spazi di applicazione per migliorare questo
processo sono comunque notevoli e, come fattore agevolante, non è richiesto
alcun stravolgimento alla struttura
organizzativa.
Gli elementi
chiave per portare il processo di vendita online possono essere riassunti in
pochi punti.
-
Rendere disponibile il proprio catalogo prodotti online e monitorare
quali persone vedono quali prodotti o combinazioni di prodotti. Le analisi
prodotte possono essere girate ai venditori.
-
Fornire ai commerciali strumenti come i palmari per aggiornare i dati sui
clienti da tenere su un database centrale, e per configurare e ordinare i
prodotti direttamente dal cliente.
-
Integrare il proprio sistema informativo con quello dei rivenditori così
da ridurre i costi di transazione e migliorare il livello di
servizio.
-
Fornire un servizio clienti efficiente online con risparmi fino a
€13 a contatto telefonico trasferito online ed aumenti fino al 20% per cross e
up-selling.
Trasformare
il prodotto in servizio per avere il controllo dell’intera
filiera.
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